RAI in Digitale

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Report: Digitale Terrestre, come è andata a finire

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Milena Gabanelli

Milena Gabanelli

Ieri, domenica 24 Maggio 2009, è andata in onda una puntata di Report dove la Gabanelli e Iovene ci hanno aggiornati sullo stato dell’inchiesta che avevano effettuato sul Digitale Terrestre. Ecco come è andata a finire.

La Gabanelli rievoca la puntata precedente nella quale si era parlato di Digitale Terrestre, delle frequenze occupate dai privati, della mancata regolamentazione del settore e dell’arrivo del Digitale Terrestre.
Iovene che battibecca con Confalonieri sul fatto che un unico soggetto non possa avere più di tre reti in mano, Confalonieri che nega, Iovene che professionalmente tira fuori le sentenze che lo dicono…

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La procedura di infrazione dell’Unione Europea, il viceministro Paolo Romani che accusa Iovene e l’AGCOM per una lettera che dice riservata e che è stata data a Iovene dall’ufficio stampa AGCOM, Calabrò che tenta di fare la figura dell’uomo superpartes che fà rispettare i regolamenti e le leggi…

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Le 5 frequenze del dividend digitale ed il beauty contest per assegnarle, il fatto che anche Rai e Mediaset potranno accedere a due di queste 5 frequenze, Mediaset che già ad oggi sfora il tetto del 20%

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Lo stato del Digitale Terrestre in Sardegna, gli utenti che testimoniano come, dopo tutte le chiacchiere che ci sono state, alla fin fine, funziona bene, è facile da usare, l’antennista he spiega quali problemi possono esserci e quali sono le soluzioni…

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E la conclusione della Gabanelli:

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Fonte: Report

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25 Maggio 2009 alle 13:39

Romani: ”La Rai deve cambiare, meglio public company”

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«Il digitale? Una scommessa vinta dal Paese». Paolo Romani, 62 anni, è da giovedì il viceministro per le Comunicazioni dopo essere stato sottosegretario dello Sviluppo dalla nascita dell’attuale governo. Nella prima intervista nella nuova veste indica la transizione al digitale come grande occasione per il sistema Italia: La Rai «deve cambiare l’intera offerta».

Nella transizione al digitale non mancano le criticità, oltre alle potenzialità…
Il primo problema è di riassegnare non solo i canali ma di riorganizzare le postazioni. A Torino c’è chi utilizza persino i palazzi in città: non si possono conservare tutte le postazioni. Occorre poi rispettare il coordinamento internazionale: sono in corso trattative con la Francia (fondamentali per capire su quante frequenze contare nel Lazio, ndr) alle quali seguiranno quelle con gli altri paesi confinanti. Si è tollerata una situazione italiana per certi versi anomala dove, in analogico, l’Italia ha occupato tutte le frequenze e oltre. L’Italia occuperà più frequenze digitali dei paesi confinanti, con due grandi vantaggi.

Quali?
Primo: c’è un risparmio di frequenze ottimizzando l’uso dello spettro con l’isofrequenza (la stessa frequenza utilizzata dallo stesso soggetto, ndr). Secondo: c’è un drastico abbattimento dell’inquinamento elettromagnetico, che è un quarto di quello analogico.

Non c’è però il dividendo digitale alla banda larga mobile?
Ci sarà: nel 2015 i canali dal 61 al 69 (attualmente occupati dalle tv, ndr) dovranno obbligatoriamente andare ai servizi telefonici avanzati.

L’accordo raggiunto con la Ue sulle cinque frequenze in gara non rende più complesso il passaggio al digitale?
Il tavolo più che tecnico, dev’essere politico. Il meccanismo della transizione va condiviso. Cinque frequenze ci saranno liberate in tutte le regioni e saranno messe in gara secondo la delibera dell’Agcom. Chi ha investito e chi ha dignità di televisione avrà una frequenza digitale per ogni analogica. Questa è la logica ma, mi chiedo: è ragionevole pensare che anche la più piccola tv abbia la necessità di trasmettere cinque canali digitali? Non è meglio formare consorzi?

Si tratta poi di avere un decoder per ogni televisore…
Sarà un mercato da cento milioni di decoder. Gli aiuti, concordati con le Regioni, variano: in Piemonte spettano solo a chi ha più di 65 anni e un reddito inferiore ai 10mila euro. Sui decoder ci sarà la più rigorosa vigilanza sulla qualità dei materiali, spesso costruiti in Cina. In Sardegna, se qualcosa non ha funzionato, è per la scarsa qualità di alcuni decoder.

La procedura d’infrazione contro l’Italia è chiusa?
È stato un lavoro faticoso. A Bruxelles abbiamo trovato molti pregiudizi e siamo gli unici che non riusciamo a lavorare come sistema paese. Ciononostante, la procedura d’infrazione contro l’Italia sarà chiusa: il disciplinare di gara sarà come lo vuole la commissione Ue. Una legge primaria, richiesta anch’essa dalla Ue, legittimerà l’operazione (sarà la prossima legge comunitaria, ndr).

Cosa cambierà con il recepimento della nuova direttiva Ue sui servizi audiovisivi?
Vi sarà il product placement di marchi e prodotti aziendali nelle produzioni tv, come avviene nel cinema. Sarà un inserimento elaborato in sceneggiatura. Innescherà nuove risorse a vantaggio della qualità.

Capitolo Rai. Cosa va e cosa non va bene?
La Rai ha una nuova governance grazie a un modello che ha funzionato per l’Authority Tlc-Tv. Il servizio pubblico deve ripensare il proprio modo di fare televisione, non limitarsi ad aggiungere qualche offerta tematica alle tre reti generaliste. Queste ultime devono aprirsi agli approfondimenti tematici, scommettendo sui propri contenuti.

A livello internazionale?
Un limite per la Rai è la situazione all’estero. Ero a New York durante il terremoto in Abruzzo: mentre Cnn e Fox News davano tutte le ultime notizie sul sisma, il canale della Rai era fermo a diverse ore prima, senza aggiornamenti. Abbiamo nel mondo 174 ambasciate e 115 Istituti italiani di cultura. Ci sono 280mila giapponesi che parlano l’italiano. Sono oltre 30 milioni, dall’inizio del Novecento, i nostri concittadini emigrati, che vogliono vedere cose del loro paese d’origine. Noi gli diamo i pacchi di Affari tuoi?

Il pluralismo e l’indipendenza dell’informazione?
Va ricollocata la fascia informativa del servizio pubblico, che deve diventare equilibrata, non faziosa o serva, ma investigativa e pungente.

A proposito delle nomine, è credibile che Augusto Minzolini vada a dirigere il Tgl, con Andrea Pamparana e Franco Bechis vicedirettori?
Le nomine vanno fatte sulla base di un progetto. Le direttrici sono chiare e rispetto a quelle si devono cambiare le persone, nella direzione indicata.

Rai public company: è un’utopia?
Sono da sempre d’accordo nel trasformare la Rai in una società della quale i cittadini diventino azionisti. Le priorità oggi sono altre, quelle che ho detto. La Rai è un’azienda sana, senza debiti, altro che Alitalia. Il bilancio soffre per la crisi della pubblicità ma non è drammatico. Ci sono ancora sprechi da cui ricavare risorse. C’è il problema del 30% dell’evasione del canone, che al Nord è un terzo del Sud. Stiamo studiando una modalità di riscossione che minimizzi l’evasione, nell’ottica del “pagare meno, pagare tutti”.

La Rai tra Sky e Mediaset?
Va presa una decisione. Ci vogliono piattaforme alternative e concorrenza anche nel satellitare, non solo nel terrestre.

Fonti: Digital-Sat, Il Sole 24 Ore (Marco Mele)

NdR: Vogliamo sottolineare che quanto detto dal neo-viceministro in merito a quanto fatto da Rai in occasione del terremoto in Abruzzo non corrisponde assolutamente al vero. Come spiegato da Corradino Mineo, direttore di Rai News 24:

Vorrei dire a Ottaviano Del Turco che questa notte, a partire dalle 3.35 con i flash, e dalle 4.00 con la diretta televisiva, Rai News24 ha dato senza sosta tutte le notizie sul terremoto in Abruzzo

Poco prima delle 5.00 il segnale di Rai News24 è stato trasmesso in diretta per 16 minuti da tutte le reti Rai.Poi, fino alle 7.30, siamo andati in chiaro sulla terza rete. Nostra l’intervista a Guido Bertolaso, in onda poco dopo le 7.00, ripresa da tutte le agenzie. Siamo stati, inoltre, i primi a trasmettere le immagini de L’Aquila, grazie alla collaborazione della sede regionale Rai di Pescara, tant’è che la Cnn ha dato a lungo conto del terremoto usando immagini della nostra diretta e con il logo di Rai News24

Fonte: Digital-Sat

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13 Maggio 2009 alle 08:15

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Lazio e Piemonte si preparano allo switch-off. Presso i rivenditori tutte le informazioni necessarie

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L’Italia marcia veloce verso il digitale terrestre anche grazie all’ultima delibera dell’Agcom che chiude il contenzioso europeo e quindi rende possibile il procedimento di pianificazione e rilascio delle frequenze, prevedendo pure l’obbligo definitivo di vendita degli apparati tv con integrato il ricevitore digitale.

Prossime tappe dello switch-off: Piemonte e Lazio. “Ci siamo!” è il claim dello spot sul passaggio al digitale che, a partire dal mese scorso e per la prima volta nella storia della tv, tutte le emittenti nazionali e locali stanno trasmettendo.

Un incentivo in più, come suggerisce DGTVi nella sua ultima newsletter Digita, la costituzione dei Consorzi nel Lazio e in Piemonte e l’avvio dell’azione informativa sul territorio da parte delle emittenti locali, oltre al rilascio dei contributi alle fasce deboli nelle due regioni interessate.

Ormai è tutto pronto per la fase che condurrà al passaggio in digitale di Rai Due e Rete Quattro nelle aree di Torino e Cuneo di Roma e del Lazio. Che si aggiungono, oltre alla Sardegna, anche alla Valle d’Aosta e a Trento in cui lo switch-over è già in atto.

Per l’avvio delle attività di passaggio al digitale del Piemonte occidentale e del Lazio, la società Tivù in collaborazione con DGTVi e AIRES, l’associazione dei rivenditori di elettronica specializzati, ha organizzato, lo scorso 8 aprile a Roma, una giornata di lavoro con i direttori marketing delle principali catene di distribuzione di elettronica.

Nelle prossime settimane in Piemonte e Lazio, con il coinvolgimento di circa 3 milioni e 400 mila famiglie, il ruolo del punto vendita e del rivenditore assumerà un significato particolare: sia per il peso di una logistica che va organizzata e prevista nei minimi dettagli dovendo trattare in un arco temporale di pochi mesi la vendita aggiuntiva stimata in 3 milioni di pezzi, tra decoder e televisori integrati, che si somma ai 4 milioni di TV integrati ed ai 2 milioni di decoder che fisiologicamente si vendono ogni anno in Italia; sia per la prossimità del punto vendita al cittadino che lo porterà a svolgere anche il ruolo di punto di informazione.

Secondo gli ultimi dati forniti da Makno, rilevati attraverso indagine campionaria (3.000 casi), a febbraio 2009 il numero delle famiglie TDT (ovvero in possesso di almeno un ricevitore TDT nella residenza principale) si è attestato a 8.111.000. Rispetto ad un anno fa, la crescita è di circa 2,7 milioni di famiglie. A febbraio, inoltre, il numero totale dei ricevitori TDT presenti nelle abitazioni principali si attesta a 9.840.000 (+3,9 milioni rispetto allo stesso periodo del 2008).

Secondo le rilevazioni di GFK, nel mese di febbraio 2009 sono stati venduti 529 mila ricevitori per la TV Digitale Terrestre. Di questi, 384 mila (pari al 72,6% del totale) sono ricevitori integrati in altri apparecchi, mentre i restanti 145 mila (27,4% del totale) sono Set-Top-Box. Il numero cumulato di ricevitori TDT venduti (dal febbraio 2004) supera così i 13 milioni, attestandosi a 13.412.000. Di questi, il 56,8% sono STB esterni, il 43,2% (5,8 milioni) sono ricevitori integrati.

Nel mese di marzo l’utilizzo della TDT arriva in Italia ad occupare il 10,8% del consumo TV. La crescita rimane consistente in Trentino Alto Adige, dove 104 comuni possono seguire Rai 2 e Rete 4 solo in digitale; infatti a un mese dal passaggio il digitale terrestre ha già superato il 25% per attestarsi al 26,3% in marzo. In Piemonte Occidentale e Lazio, che saranno le prossime aree digitali, l’utilizzo della piattaforma TDT è in linea con la media nazionale dell’11% e dell’11,2% rispettivamente.

Due canali della piattaforma digitale terrestre superano il milione di contatti medi giornalieri; Rai 4 e Boing nel mese di marzo hanno entrambi superato tale soglia. Nel target bambini (4-14 anni) presenti nelle famiglie dotate di decoder TDT, Boing genera una quota d’ascolto dell’11,3%.

Tra gli individui dotati di decoder per il digitale terrestre, i canali originali della piattaforma (al netto delle reti nazionali analogiche) hanno una quota d’ascolto media del 3,5% nell’intero giorno. Ma in alcune fasce orarie il valore del consumo di tali canali è molto più alto, raggiungendo, ad esempio, il 7% tra le 9:00 e mezzogiorno, mentre è stabilmente al 5% in altre due fasce importanti della giornata: dalle 15:00 alle 18:00 ed anche nell’access prime time (18:00 -20:30).

Una classificazione tipologica degli operatori TDT di Regno Unito, Italia, Spagna e Francia, realizzata da e-Media, mette in evidenza l’esistenza di quattro categorie “di base”:

a) broadcaster pubblici o privati “tradizionali”, già attivi su TV analogica terrestre;

b) operatori TV di origine nazionale già presenti su altre piattaforme (cavo, satellite) prima del lancio della TDT;

c) editori di origine nazionale a prevalente attività in altri settori media (ad esempio radiofonia o editoria cartacea);

d) editori esteri.

In generale, l’analisi permette di evidenziare due aspetti di particolare rilevanza:

* i broadcaster storici, già presenti sulla TV analogica terrestre, mantengono una significativa centralità anche sulla piattaforma TDT. Gli operatori tradizionali editano due terzi circa dei canali TDT gratuiti distribuiti in totale nei 4 Paesi.

* la piattaforma TDT , grazie all’incremento del numero di canali disponibili, ha permesso l’ingresso sul mercato TV nazionale di operatori “extra TV” o esteri / internazionali.

Per quanto riguarda alcuni Paesi europei, il Regno Unito si caratterizza per un numero più elevato di soggetti presenti e per una loro maggiore “eterogeneità”. All’interno dell’ampia offerta di Freeview (37 canali esclusa l’offerta locale, i canali interattivi e quelli “time-shifted”), i canali editi dai 4 operatori tradizionali sono poco più della metà, il valore più basso tra i Paesi considerati.

Accanto a questi, che rappresentano circa un quinto del totale degli editori TDT, sono attivi numerosi player “extra TV” ( 6 in totale, tra cui Media Trust, il retailer Ideal Shopping Direct e il Gruppo GemsTV) e soggetti presenti a livello internazionale come MTV Networks, Turner Broadcasting System Europe e Liberty Media.

S’è intanto concluso lo switch-off in West Country. Lo spegnimento del segnale analogico nella regione ha interessato 147 mila famiglie servite dal trasmettitore di Beacon Hill ed è avvenuto in due fasi. Allo spegnimento del segnale di BBC Two, l’8 aprile, è seguito, due settimane dopo, quello dei rimanenti canali analogici. Secondo Digital UK, l’organizzazione non profit che coordina il processo di transizione, circa 16.000 persone nell’area hanno approfittato degli aiuti dello switch-over Help Scheme a favore di disabili ed anziani.

Dopo il Regno Unito, l’Italia è il Paese dove maggiore è la presenza di editori “extra TV” e editori esteri (8 soggetti in totale). Oltre ai 5 operatori tradizionali (Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, MTV Networks Europe e il nuovo entrante Gruppo L’Espresso), sulla TDT gratuita compaiono infatti 3 operatori “extra TV” (Anica Flash, Class Editori e CEI-Sat2000) e ben 5 operatori esteri (BBC, Holland Interactive Group, Turner Broadcasting System Europe, TF1 e France Télévisions).

In Spagna, ai 5 operatori tradizionali si affiancano come editori esteri Sony Entertainment e Disney Group. Questi ultimi sono entrati nel mercato TDT spagnolo grazie alle partnership realizzate, rispettivamente, con Veo Television (gruppo Unidad Editorial) e con il Gruppo Vocento, questi ultimi attivi prevalentemente nel comparto della stampa.

Più vicino il lancio di servizi Pay su TDT. Dopo lunghe controversie, pare arrivato ad un punto di svolta il processo che dovrebbe condurre all’avvio di servizi di Pay-TV su TDT. Il Ministero dell’Industria ha infatti annunciato la disponibilità a ricevere, fin da subito, le candidature per operare servizi a pagamento su TDT. Il conferimento delle licenze, tuttavia, potrà avvenire solo dopo l’approvazione, da parte del Consejo del Estado, di un rapporto che stabilisca le modalità del processo di assegnazione. Mediapro, azionista del canale terrestre La Sexta, e Dahlia TV hanno già annunciato l’intenzione di lanciare servizi a pagamento.

Infine, per quanto concerne la Francia, si riscontra l’assenza dalla piattaforma TDT di operatori esteri ma una maggiore presenza di soggetti “extra TV” di origine nazionale. Tra questi si segnalano il Gruppo Nrj e Nextradio TV, entrambi a prevalente attività nel comparto radiofonico, il gruppo Lagardère e il Parlamento con il canale LCP.

Varati ancche interventi a sostegno delle TV locali. L’Autorità Conseil Supérieur de l’Audiovisuel (CSA) ha promosso alcune iniziative a garanzia delle emittenti locali nel passaggio al digitale. Tra queste figurano: lancio di bandi di gara per la creazione di nuove televisioni locali; allentamento provvisorio di alcuni vincoli in materia di programmazione; incentivi al rafforzamento delle sinergie tra i canali, anche per quanto riguarda lo sfruttamento dei diritti; repliche via cavo o IPTV delle trasmissioni. Inoltre, l’Autorità ha concesso agli operatori la facoltà di spegnere il segnale analogico prima della data ufficiale di switch-off, fissata a novembre 2011.

Intanto in Croazia s’è chiusa la gara per le licenze TDT. Alla fine di marzo l’Autorità di regolamentazione per le Telecomunicazioni croata HAKOM ha chiuso le candidature per esercire 2 multiplex TDT, di cui sarà annunciato l’aggiudicatario entro la fine di aprile. Al vincitore della gara, cui hanno aderito l’operatore di Tlc OiV e l’incumbent T-HT, spetterà una licenza decennale per l’esercizio dei MUX, per 4 milioni di kune l’anno (circa 540 mila euro). La copertura del servizio, che impiegherà lo standard MPEG-4, dovrà essere assicurata al 95% della popolazione.

In Romania, invece, il Governo sta valutando uno stanziamento di 146 milioni di euro per consentire l’acquisto di Set-Top-Box a 1,4 milioni di famiglie; in base al Piano allo studio, i finanziamenti saranno concessi in via preferenziale alle fasce più povere, concentrate soprattutto nelle aree rurali. Attualmente, la maggioranza dei rumeni accede già a servizi di TV via cavo (49% delle famiglie) o di TV satellitare (27%). L’iniziativa dovrebbe favorire il completamento dello switch-off previsto per il 2012. (r.n.)

Fonte: Key4Biz

Written by redazione

27 Aprile 2009 alle 08:44

Mediaset e Rai una rete in meno? Sicuramente ne perde una Telecom

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Marco Mele

Marco Mele

Una rete in meno a Rai, Mediaset e Telecom Italia, con le nuove regole varata (a maggioranza, dopo un duro confronto) dall’Autorità per le comunicazioni? Vediamo.
Le reti digitali possono essere Dvb-T o Dvb-h, queste ultime per veicolare la tv in diretta agli appositi videofonini. Lo schema concordato dall’Ue insieme all’Agcom e trasferito nella delibera approvata martedì sera, riguarda solo le reti digitali (multiplex) in Dvb-T. Rai ne avrà due per l’analogico e due per il digitale e Mediaset altrettanto.

Mediaset, oggi, ha due reti digitali in Dvb-t e tre reti analogiche. Rinuncia, quindi, a una rete? Un attimo. Telecom Italia Media, che ha due reti analogiche e due digitali ne avrà tre, Rete A 2, Europa 7, D-Free e ReteCapri una a testa. In tutto, sedici reti nazionali, alle quali si aggiungono le cinque che saranno assegnate con procedura competitiva. Saranno divise in due lotte: a quello di tre reti sono escluse Rai e Mediaset e TI media che potranno entrare in gara per le altre due. Rai e Mediaset potranno conquistarne una a testa, la quinta, con l’obbligo, per cinque anni, di cedere a terzi il 40% della capacità trasmissiva della quinta rete. A queste 21 reti nazionali (16+5) in Dvb-T, però, se ne devono aggiungere, per le tv nazionali, 3 o 4 in Dvb-H per un totale di 25 reti digitali nazionali (e alle locali? Undici o dodici). Tre per la tv mobile sono già assegnate. A chi? Una a Rai, una a Mediaset e la terza a H3G. La quarta, se ci sarà spazio nell’etere, andrà in gara.
Mediaset e Rai potranno quindi arrivare a cinque reti più una di tv mobile, con il solo limite del 40% su una rete per cinque anni.

In Sardegna, il cui modello è stato contestato dalla commissione Ue, che ha pretesto nuove regole, Rai e Mediaset hanno cinque reti in Dvb-t più una in Dvb-h. TiMedia ha quattro reti e – a meno di non vincere una gara cui difficilmente parteciperà – sarà l’unica ad averne davvero una in meno.
Ultima modesta domanda: quanto valgono queste frequenze – pensiamo a quelle per l’Umts o per il Wi-Max, che richiedono costi molto superiori per costruire la rete? Quanto pensa d’incassare lo Stato?

Fonte: Il Sole 24 Ore (Marco Mele)

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9 Aprile 2009 alle 16:01

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Agcom: 5 nuove reti tv digitali saranno assegnate con gara

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Con il passaggio definitivo dalla tv analogica al digitale terrestre “risulterà disponibile un dividendo nazionale di 5 reti“, che verrà “messo a gara” con criteri di “massima apertura alla concorrenza“. Lo ha stabilito l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni con una delibera che avvia il percorso per il definitivo spegnimento delle reti analogiche e la conversione delle reti digitali esistenti.

In particolare, i cinque lotti, cioè le cinque reti messe a gara, saranno divise in due parti: una, pari a tre lotti, sarà “riservata a nuovi entranti” e dunque saranno esclusi i soggetti come Rai e Mediaset che hanno più di due reti nazionali in tecnica analogica; la seconda, pari a due lotti, sarà aperta “a qualsiasi offerente”, ma ci sarà un limite di cinque multiplex per ciascun operatore.

La delibera, relatori i commissari Lauria e Mannoni, si inserisce nel contesto della procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea a carico dell’Italia nel 2006 e stabilisce che le 21 reti nazionali in tecnica digitale (DVB-T) saranno così suddivise: a) 8 reti saranno destinate alla conversione delle attuali reti analogiche; b) 8 reti saranno dedicate alla conversione in tecnica singola frequenza delle attuali reti digitali esistenti che oggi utilizzano il sistema della multifrequenza; c) all’esito della conversione dell’attuale sistema televisivo nazionale risulterà disponibile un dividendo nazionale di 5 reti”.

Questo dividendo, spiega ancora l’Agcom, “verrà messo a gara con criteri che garantiranno la massima apertura alla concorrenza ed alla valorizzazione di nuovi programmi. Alla gara saranno ammessi tutti i soggetti operanti nello spazio economico europeo”.

Sono previste, in ogni caso, “misure asimmetriche destinate ad aumentare il livello di concorrenza del sistema televisivo nazionale“: nel caso in cui “uno degli operatori che attualmente gestisce 3 reti nazionali analogiche risulti, in esito alla gara, aggiudicatario di un multiplex – sottolinea ancora l’Agcom – sarà obbligato a cedere il 40% della capacità trasmissiva di tale multiplex a terzi fornitori di contenuti indipendenti; qualora l’operatore che attualmente ha due reti nazionali analogiche vinca tutti e due i multiplex del lotto B, sarà obbligato a cedere il 40% della capacità trasmissiva di uno dei due multiplex a terzi fornitori di contenuti indipendenti”.

E’ previsto inoltre l’”obbligo di offerta di servizi di trasmissione a prezzi orientati ai costi da parte degli operatori esistenti che già dispongono di reti di estesa copertura sul territorio nazionale”.

La gara di assegnazione delle frequenze sarà indetta dal ministero dello Sviluppo Economico sulla base delle regole stabilite dall’Agcom.

Fonte: La Repubblica

Ulteriori notizie sono su Digital-Sat.

Aggiornamento:
Qui potete trovare il testo completo della delibera dell’Agcom.

Aggiornamento (9/4/09):

Con il passaggio definitivo dalla tv analogica al digitale terrestre, a fine 2012, si libereranno cinque reti nazionali, che saranno messe a gara: tre saranno riservate ai nuovi soggetti che vogliono entrare nel mercato tv, l’altro lotto sara’ aperto a tutti. I tre big, Rai, Mediaset e Telecom Italia Media dovranno rinunciare a un multiplex ciascuno, ma potranno partecipare alla gara per le due reti, fermo restando il tetto di cinque multiplex per ogni operatore.
Sono le principali novita’ della delibera approvata dal Consiglio dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni – relatori i commissari Lauria e Mannoni, contrari D’Angelo e Sortino – che definisce i criteri per la digitalizzazione delle reti tv. ‘Una svolta per l’assetto del sistema televisivo’, la definisce il presidente dell’Agcom Corrado Calabro’, annunciando che ‘la Commissione Ue ha sospeso la procedura di infrazione’ aperta nel 2006 contro l’Italia per le norme della legge Gasparri che configurano il rischio di un trasferimento delle strozzature del mercato della tv analogica a quella digitale.
Ma c’e’ di piu’: Bruxelles ‘recedera’ quando vedra’ la completa attuazione delle nuove disposizioni’, aggiunge Calabro’, assicurando che l’Autorita’ ‘andra’ fino in fondo, come una spada’. Obiettivo, dunque, e’ ‘la definitiva chiusura del procedimento’, conferma il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani, evitando cosi’ il rischio di un deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia europea e di pesanti multe. Romani parla di ‘primo passo formale di un percorso intrapreso in piena sintonia con la Commissione europea dopo mesi di intenso e costruttivo confronto’, che il governo e’ ‘impegnato a proseguire’.
Il panorama della tv digitale sara’ quindi composto da 21 reti nazionali: quattro per la Rai, quattro per Mediaset, tre per Ti Media, una per Rete A, Retecapri, Europa Tv e Europa 7 piu’ le cinque che saranno messe a gara, indetta dal ministero dello Sviluppo economico ’speriamo entro l’anno’, auspica Calabro’. Un lotto di tre reti sara’ riservato ai nuovi entranti. Alla gara per le altre due potranno partecipare anche i tre operatori principali: Rai e Mediaset potranno aggiudicarsene al massimo una e in tal caso dovranno cedere il 40% della capacita’ trasmissiva a terzi; Telecom, ‘che subisce la decurtazione maggiore’, dice Calabro’, potra’ aggiudicarsele entrambe ma dovra’ cedere il 40% di una di esse a terzi. ‘Entro maggio’ saranno pronte le delibere attuative e in ogni caso, sottolinea Calabro’, ‘entro questa cornice si iscrivera’ la distribuzione delle frequenze nelle regioni che man mano passeranno al digitale’: dopo Sardegna, Trentino e Val d’Aosta, quest’anno tocca anche a Piemonte, Lazio e Campania.
Se l’ex ministro Maurizio Gasparri rivendica che la gara ‘e’ frutto della legge vigente’, il Pd e’ critico. Il responsabile comunicazione, Paolo Gentiloni, intravede due rischi, che la gara si riduca a un ‘beauty contest’ e che si usino ‘artifici tecnici per giustificare l’assegnazione di due multiplex in piu’ a Rai e Mediaset’. Il riferimento e’ alle tre reti Dvb-h (la tv sui telefonini) di H3G, Mediaset (che trasmette contenuti Tim e Vodafone) e Rai, non contemplate nella delibera di oggi: tali reti – spiegano dall’Agcom – sono destinate a rimanere inalterate, con la possibilita’ che se ne liberi una quarta, fermo restano il tetto di una per ciascun operatore.

Fonte: Aduc

Written by redazione

8 Aprile 2009 alle 10:34

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