RAI in Digitale

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Report: Digitale Terrestre, come è andata a finire

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Milena Gabanelli

Milena Gabanelli

Ieri, domenica 24 Maggio 2009, è andata in onda una puntata di Report dove la Gabanelli e Iovene ci hanno aggiornati sullo stato dell’inchiesta che avevano effettuato sul Digitale Terrestre. Ecco come è andata a finire.

La Gabanelli rievoca la puntata precedente nella quale si era parlato di Digitale Terrestre, delle frequenze occupate dai privati, della mancata regolamentazione del settore e dell’arrivo del Digitale Terrestre.
Iovene che battibecca con Confalonieri sul fatto che un unico soggetto non possa avere più di tre reti in mano, Confalonieri che nega, Iovene che professionalmente tira fuori le sentenze che lo dicono…

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La procedura di infrazione dell’Unione Europea, il viceministro Paolo Romani che accusa Iovene e l’AGCOM per una lettera che dice riservata e che è stata data a Iovene dall’ufficio stampa AGCOM, Calabrò che tenta di fare la figura dell’uomo superpartes che fà rispettare i regolamenti e le leggi…

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Le 5 frequenze del dividend digitale ed il beauty contest per assegnarle, il fatto che anche Rai e Mediaset potranno accedere a due di queste 5 frequenze, Mediaset che già ad oggi sfora il tetto del 20%

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Lo stato del Digitale Terrestre in Sardegna, gli utenti che testimoniano come, dopo tutte le chiacchiere che ci sono state, alla fin fine, funziona bene, è facile da usare, l’antennista he spiega quali problemi possono esserci e quali sono le soluzioni…

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E la conclusione della Gabanelli:

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Fonte: Report

Written by redazione

25 Maggio 2009 alle 13:39

AGCOM: i conti non tornano

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Il 24 Aprile del 2009 sul sito dell’AGCOM è comparsa la nuova delibera, denominata 181/09/CONS, per i “Criteri per la completa digitalizzazione delle reti televisive terrestri“. Questa delibera, passata inosservata ai non addetti ai lavori, è di una importanza cruciale nell’intero passaggio al digitale ed è il risultato del comunicato fatto dall’Autorità l’8 Aprile 2009 e di cui abbiamo ampiamente parlato.

Prima di esaminarne contenuto e conseguenze, è importante premettere come tale delibera abroghi le disposizioni delle delibere 603/07/CONS e 506/08/CONS ad essa precedenti e relative, rispettivamente ai “Criteri per la completa digitalizzazione delle reti televisive della regione Sardegna in previsione dello switch-off fissato al 1° marzo 2008” ed al “Piano di assegnazione delle frequenze per il servizio di radiodiffusione televisiva in tecnica digitale nella Regione Autonoma Valle d’Aosta in previsione dello switch-off“. Ovvero, tutto quanto detto e scritto sinora in tema di regolamentazione della materia radiotelevisiva in ambito digitale viene stracciato e rimpiazzato da nuovi regolamenti, appunto la 181/09/CONS.

Saltando gli svariati “VISTA/O, RILEVATO, CONSIDERATO” etc…, eccezion fatta per i seguenti, quello che viene deliberato è l’adozione dei “Criteri per la completa digitalizzazione delle reti televisive terrestri” riportati nell’allegato A.

  • …”in base al quale il numero delle frequenze, a seguito della nuova canalizzazione della banda VHF-III, è pari a 56, di cui 8 in banda VHF-III e 48 in banda UHF-IV e V;”
  • …”Ciò ha consentito, tra l’altro, di assegnare all’emittente Europa 7,” … “la frequenza relativa al canale 8 della banda III-VHF al fine del suo esercizio in tecnica sia analogica che digitale.”

Il famoso Allegato A delle delibera, riporta quelle che sono le nuove regole che segneranno il passaggio al digitale terrestre in Italia nei prossimi anni, e fa alcune importanti premesse:

  • viene ribadito il “cosiddetto horizontal entry model” cioé la divisione tra fornitore di contenuti, fornitore di servizi e operatore di rete;
  • si assicura il “limite del 20% per i programmi della televisione digitale terrestre che possono essere diffusi da uno stesso fornitore di contenuti in ambito nazionale”;
  • si definisce “la riserva, fino all’attuazione dello switch-off su tutto il territorio nazionale, del 40% della capacità trasmissiva delle reti digitali terrestrei implementate dagli operatori esistenti” a favore “di fornitori di contenuti indipendenti dagli operatori di rete”;
  • si sottolinea come “il regime vigente dal 2001 ha previsto, per tutti gli operatori analogici”, “il diritto a convertire ciascuna rete analogica in digitale su una base uno-a-uno (ad una rete analogica corrisponde una rete digitale)”;

Ma prima di finire, l’allegato A, illustra i seguenti, fondamentali, punti:

  • a) per consentire un pieno, efficiente e pluralistico utilizzo della risorsa radioelettrica è necessario prevedere l’uso della tecnica SFN (Single Frequency Network), già sperimentata con successo nella Regione Sardegna, al fine di pianificare il maggior numero di reti televisive possibili in ogni area territoriale, da suddividere tra reti nazionali e reti locali. Di esse, il 30 per cento è riservato, secondo la normativa vigente, alle emittenti televisive locali. Il piano di assegnazione dovrebbe prevedere 21 reti nazionali con copertura approssimativamente pari all’80% del territorio nazionale da destinare al DVB-T, ed ulteriori 4 reti nazionali sarebbero utilizzate per servizi DVB-H
  • b) un equo numero di reti digitali pianificate deve essere riconosciuto alle emittenti esistenti, per salvaguardarela continuità dei loro servizi televisivi attualmente offerti in tecnica analogica… Sulla base di tali criteri i multiplex nazionali necessari per la conversione del sistema trasmissivo analogico sarebbero 8 sui 21 disponibili in totale per le reti nazionali DVB-T.
  • c) La razionalizzazione delle reti digitali terrestri nazionali DVB-T gestite dagli operatori di rete legittimamente operanticomporta la loro conversione in reti pianificate isofrequenzialiSi calcola che otto multiplex saranno necessari per eseguire la conversione di tali reti
  • d) La razionalizzazione delle esistenti reti DVB-H, implementate dagli operatori attraverso il trading delle frequenze, comporta la loro conversione in reti pianificate isofrequenziali
  • e) La conversione delle esistenti reti televisive locali analogiche in reti digitali pianificate, dovrà essere necessariamente effettuata nel rispetto delle previsioni normative che prevedono, come sopra detto, l’assegnazione di almeno il 30% delle risorse trasmissive disponibili a tale comparto
  • f) la disponibilità di un dividendo digitale non inferiore a 5 reti televisive nazionali, oltre ad una eventuale rete DVB-H….

numbersMa cosa significa tutto questo (per chi ha avuto la pazienza di leggerlo…)? Significa sostanzialmente che si stanno dando i numeri e che i conti non tornano.

Ovviamente i conti a qualcuno tornano. Tornano a chi ha scritto la delibera. Tornano a chi l’ha ispirata.

Sicuramente non tornano a Retecapri. Non tornano alle emittenti locali, non tornano all’Espresso.

Qual’è dunque il panorama che prevede questa delibera? Il seguente:

  • 8 reti in tecnica SFN, per la conversione delle reti digitali esistenti in DVB-T;
  • 8 reti per la conversione delle reti analogiche esistenti in DVB-T;
  • 5 reti di dividend in DVB-T
  • 4/5 reti nazionali per il DVB-H;
  • almeno il 30% delle risorse trasmissive per l’emittenza locale.

E’ evidente come il risultato di questa addizione sia poco chiaro e poco corrispondente alla realtà. Se inizialmente può infatti sembra semplice, i conti continuano a non tornare.

DVB-H. Innanzitutto si parla prima di 4 reti DVB-H nel punto a) con la frase “ulteriori 4 reti nazionali sarebbero utilizzate per servizi DVB-H“. Poi però si aggiunge, nel punto f), la frase “la disponibilità di un dividendo digitale non inferiore a 5 reti televisive nazionali, oltre ad una eventuale rete DVB-H“. Quindi per il DVB-H, ci saranno 4 o 5 reti? Non si capisce.

Poi si parla di 8 reti in tecnica SFN. “Si calcola che otto multiplex saranno necessari per eseguire la conversione” delle reti digitali esistenti. Ad oggi Rai ne possiede due, il Mux A ed il Mux B. Mediaset ne possiede 2, Mediaset 1 e Mediaset 2. Telecom ne possiede 2, La 7 A (o MBONE) e La 7 B (o TIMB1). Poi c’è Dfree che ne possiede uno, e l’Espresso (Rete A) che ne possiede un altro. Il totale dei Mux digitali esistenti è dunque di 8. E qui i conti sembrano tornare.

Si parla poi di 8 reti per la conversione delle reti analogiche esistenti. Innanzitutto, il mancato riferimento, nel punto b) a reti isofrequenziali, potrebbe far pensare alla costruzione di reti MFN ovvero multifrequenza. Ma la cosa non è specificata chiaramente. E’ noto che la Rai ha il suo Mux 1 (vedi Sardegna) implementato in MFN con 4 frequenze. Questo significa che anche altre emittenti avranno delle reti MFN? Non è chiaro. Inoltre quale sarà la spartizione? Di certo due alla Rai, due a Mediaset, una a Telecom, una ad Europa 7, una a L’espresso, una a Retecapri e siamo a già ad 8. Rimane però H3g. Forse si pensa di includerla nell’elenco delle reti a disposizione per il DVB-H. Rimane però la pretesa di Retecapri di avere due reti. Così come quella de l’Espresso. Rimane che la Rai e Mediaset hanno 3 reti nazionali analogiche e non due. Rimane che i conti non tornano.

Written by redazione

29 Aprile 2009 alle 11:48

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Agcom: 5 nuove reti tv digitali saranno assegnate con gara

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Con il passaggio definitivo dalla tv analogica al digitale terrestre “risulterà disponibile un dividendo nazionale di 5 reti“, che verrà “messo a gara” con criteri di “massima apertura alla concorrenza“. Lo ha stabilito l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni con una delibera che avvia il percorso per il definitivo spegnimento delle reti analogiche e la conversione delle reti digitali esistenti.

In particolare, i cinque lotti, cioè le cinque reti messe a gara, saranno divise in due parti: una, pari a tre lotti, sarà “riservata a nuovi entranti” e dunque saranno esclusi i soggetti come Rai e Mediaset che hanno più di due reti nazionali in tecnica analogica; la seconda, pari a due lotti, sarà aperta “a qualsiasi offerente”, ma ci sarà un limite di cinque multiplex per ciascun operatore.

La delibera, relatori i commissari Lauria e Mannoni, si inserisce nel contesto della procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea a carico dell’Italia nel 2006 e stabilisce che le 21 reti nazionali in tecnica digitale (DVB-T) saranno così suddivise: a) 8 reti saranno destinate alla conversione delle attuali reti analogiche; b) 8 reti saranno dedicate alla conversione in tecnica singola frequenza delle attuali reti digitali esistenti che oggi utilizzano il sistema della multifrequenza; c) all’esito della conversione dell’attuale sistema televisivo nazionale risulterà disponibile un dividendo nazionale di 5 reti”.

Questo dividendo, spiega ancora l’Agcom, “verrà messo a gara con criteri che garantiranno la massima apertura alla concorrenza ed alla valorizzazione di nuovi programmi. Alla gara saranno ammessi tutti i soggetti operanti nello spazio economico europeo”.

Sono previste, in ogni caso, “misure asimmetriche destinate ad aumentare il livello di concorrenza del sistema televisivo nazionale“: nel caso in cui “uno degli operatori che attualmente gestisce 3 reti nazionali analogiche risulti, in esito alla gara, aggiudicatario di un multiplex – sottolinea ancora l’Agcom – sarà obbligato a cedere il 40% della capacità trasmissiva di tale multiplex a terzi fornitori di contenuti indipendenti; qualora l’operatore che attualmente ha due reti nazionali analogiche vinca tutti e due i multiplex del lotto B, sarà obbligato a cedere il 40% della capacità trasmissiva di uno dei due multiplex a terzi fornitori di contenuti indipendenti”.

E’ previsto inoltre l’”obbligo di offerta di servizi di trasmissione a prezzi orientati ai costi da parte degli operatori esistenti che già dispongono di reti di estesa copertura sul territorio nazionale”.

La gara di assegnazione delle frequenze sarà indetta dal ministero dello Sviluppo Economico sulla base delle regole stabilite dall’Agcom.

Fonte: La Repubblica

Ulteriori notizie sono su Digital-Sat.

Aggiornamento:
Qui potete trovare il testo completo della delibera dell’Agcom.

Aggiornamento (9/4/09):

Con il passaggio definitivo dalla tv analogica al digitale terrestre, a fine 2012, si libereranno cinque reti nazionali, che saranno messe a gara: tre saranno riservate ai nuovi soggetti che vogliono entrare nel mercato tv, l’altro lotto sara’ aperto a tutti. I tre big, Rai, Mediaset e Telecom Italia Media dovranno rinunciare a un multiplex ciascuno, ma potranno partecipare alla gara per le due reti, fermo restando il tetto di cinque multiplex per ogni operatore.
Sono le principali novita’ della delibera approvata dal Consiglio dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni – relatori i commissari Lauria e Mannoni, contrari D’Angelo e Sortino – che definisce i criteri per la digitalizzazione delle reti tv. ‘Una svolta per l’assetto del sistema televisivo’, la definisce il presidente dell’Agcom Corrado Calabro’, annunciando che ‘la Commissione Ue ha sospeso la procedura di infrazione’ aperta nel 2006 contro l’Italia per le norme della legge Gasparri che configurano il rischio di un trasferimento delle strozzature del mercato della tv analogica a quella digitale.
Ma c’e’ di piu’: Bruxelles ‘recedera’ quando vedra’ la completa attuazione delle nuove disposizioni’, aggiunge Calabro’, assicurando che l’Autorita’ ‘andra’ fino in fondo, come una spada’. Obiettivo, dunque, e’ ‘la definitiva chiusura del procedimento’, conferma il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani, evitando cosi’ il rischio di un deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia europea e di pesanti multe. Romani parla di ‘primo passo formale di un percorso intrapreso in piena sintonia con la Commissione europea dopo mesi di intenso e costruttivo confronto’, che il governo e’ ‘impegnato a proseguire’.
Il panorama della tv digitale sara’ quindi composto da 21 reti nazionali: quattro per la Rai, quattro per Mediaset, tre per Ti Media, una per Rete A, Retecapri, Europa Tv e Europa 7 piu’ le cinque che saranno messe a gara, indetta dal ministero dello Sviluppo economico ’speriamo entro l’anno’, auspica Calabro’. Un lotto di tre reti sara’ riservato ai nuovi entranti. Alla gara per le altre due potranno partecipare anche i tre operatori principali: Rai e Mediaset potranno aggiudicarsene al massimo una e in tal caso dovranno cedere il 40% della capacita’ trasmissiva a terzi; Telecom, ‘che subisce la decurtazione maggiore’, dice Calabro’, potra’ aggiudicarsele entrambe ma dovra’ cedere il 40% di una di esse a terzi. ‘Entro maggio’ saranno pronte le delibere attuative e in ogni caso, sottolinea Calabro’, ‘entro questa cornice si iscrivera’ la distribuzione delle frequenze nelle regioni che man mano passeranno al digitale’: dopo Sardegna, Trentino e Val d’Aosta, quest’anno tocca anche a Piemonte, Lazio e Campania.
Se l’ex ministro Maurizio Gasparri rivendica che la gara ‘e’ frutto della legge vigente’, il Pd e’ critico. Il responsabile comunicazione, Paolo Gentiloni, intravede due rischi, che la gara si riduca a un ‘beauty contest’ e che si usino ‘artifici tecnici per giustificare l’assegnazione di due multiplex in piu’ a Rai e Mediaset’. Il riferimento e’ alle tre reti Dvb-h (la tv sui telefonini) di H3G, Mediaset (che trasmette contenuti Tim e Vodafone) e Rai, non contemplate nella delibera di oggi: tali reti – spiegano dall’Agcom – sono destinate a rimanere inalterate, con la possibilita’ che se ne liberi una quarta, fermo restano il tetto di una per ciascun operatore.

Fonte: Aduc

Written by redazione

8 Aprile 2009 alle 10:34

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